4.Molteplicità

Abitare le PRATICHE tecnologiche

Gasometri, torri d’acqua, capannoni, ciminiere, altiforni, banchine e gru, magazzini, silos, serbatoi… i grandi oggetti che fino a qualche decennio fa punteggiavano come baluardi i territori del lavoro industriale stanno congedandosi da noi. […] Il futuro delle nostre aree industriali dismesse sta forse proprio nella possibilità di capire e indirizzare questa moltitudine di piccole e medie forze disseminate che cambia di continuo lo spazio in cui viviamo.

Stefano Boeri, 2011

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L’incessante progresso tecno-scientifico segna il destino delle infrastrutture urbane in due modi: quando in uso, esse contengono pratiche tecnologiche spesso isolate da altri usi urbani, che le rende inaccessibili; quando dismesse, esse si trasformano in “rottame tecnologico” abbandonato nel paesaggio. Sono esclusivamente i criteri di efficienza e di efficacia a stabilire il loro ciclo vitale, sebbene la loro struttura architettonica si presti a molteplici usi nello spazio e nel tempo. Nell’epoca delle tre R – Riduci, Riusa, Ricicla – si afferma l’esigenza di una molteplicità spaziale e temporale che consenta modi alternativi di utilizzare le infrastrutture urbane durante e dopo le pratiche tecnologiche inizialmente previste.

Il quarto scenario esamina le infrastrutture urbane esistenti come patrimonio culturale del futuro mediante:

  • Integrazione dei servizi tecnologici con funzioni urbane aperte al pubblico per favorire relazioni spaziali e sociali ove possibile;
  • Conversione delle attrezzature dismesse per nuovi usi.

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